
GRUPPO
SANPAOLOIMI
Torino,
27febbraio 2003 –Alle ore diciotto di oggi si è stipulata un’ipotesi di accordo che regola le materie più volte
richiamate dal sindacato nel corso delle trattative: garanzie occupazionali e professionali, formazione e
riconversione dei lavoratori e, soprattutto, limitazione della discrezionalità aziendale
sulla mobilità derivante dalla soppressione delle lavorazioni decentrate.
v
Tutele occupazionali: conferma e miglioramento delle
garanzie già previste dagli accordi aziendali e di gruppo in tema di riconversione
delle eccedenze di personale, anche nell’ambito di iniziative di esodo da
concordare tra le parti, su
base volontaria, con ricorso al Fondo Esuberi
v
Formazione di riconversione: previsione di un
dettagliato percorso di formazione presidiata per consentire ai colleghi di
ottimizzare le possibilità di reinserimento lavorativo nella zona di
provenienza, con garanzia
esplicita, per i quadri direttivi, di utilizzo in mansioni proprie della
categoria ricoperta
v
Professionalità: impegno ad utilizzare, nell’ambito
delle restanti strutture aziendali, specialisti provenienti dalla chiusura dei
poli, con applicazione delle
disposizioni relative ai trasferimenti d’ufficio
v Mobilità:
conferma delle attuali previsioni per i colleghi impiegati e quadri direttivi
di 1° e 2° livello, nell’ottica di ridurre le conseguenze negative per i
lavoratori e prevedendo
l’esplicito consenso dell’interessato per trasferimenti a sedi di lavoro che
distino oltre 50 km dalla residenza (anziché 60 come attualmente previsto) e
l’ampliamento dell’ambito di applicazione della nuova norma anche agli accordi
già stipulati per i colleghi dell’ex Banco Napoli. Tale
limite viene ulteriormente ridotto alla metà (25 km) per le situazioni
familiari espressamente previste (figli con meno di 3 anni, gravidanza,etc)
v Part-time: utilizzo
dello strumento del part-time per ridurre le conseguenze negative della ristrutturazione sulle eccedenze di
personale
Previsioni specifiche e percorsi di verifica sono inoltre previsti per la mobilità in zone disagiate, per il personale specialistico in forza al
Centro di Teramo (che non vedrebbe la
possibilità di una reale ricollocazione sul suo territorio), e per limitare il
più possibile il ricorso alle esternalizzazioni delle attività di archivi, magazzino e corrispondenza.