STOCK
OPTION: I 30 UOMINI D'ORO
( articolo di Antonio
Castro su Panorama)
ESODI & ASSUNZIONI: la situazione in
Intesasanpaolo
STOCK OPTION: I 30 UOMINI D'ORO
Se vendessero in borsa i titoli delle loro aziende,
incasserebbero 215 milioni di euro. Ecco, nome per nome, chi sono i manager con
i benefit più alti. E, fra le aziende, le banche pagano di più
Babbo Natale formato stock option per
30 manager italiani. In 11 mesi questi dirigenti di società
quotate in borsa hanno accumulato un tesoro, in opzioni e titoli, pari a 215
milioni di euro lordi. Non male, considerando anche la flessione registrata da
Piazza Affari tra maggio e luglio di quest'anno.
A guidare la pattuglia è l'amministratore delegato della Lottomatica,
Rosario Bifulco, che
virtualmente, stando a una elaborazione sui prezzi medi dei titoli della società
nel mese di novembre, ha un patrimonio
di oltre 35 milioni di euro. Segue a breve distanza
l'amministratore delegato della Banca Intesa,
Corrado Passera, che può
contare su un portafoglio stimato in quasi 30 milioni.
Al terzo posto il presidente della Ferrari e della Fiat,
Luca Cordero di Montezemolo.
Il numero uno della Confindustria in pochi mesi, soprattutto grazie ai buoni
risultati di vendita del gruppo e al decollo del titolo di corso Marconi, ha
accresciuto il suo patrimonio di oltre 15 milioni e mezzo di euro.
Sono cifre virtuali, dato che queste somme verrebbero incassate nel caso in cui
i manager decidessero di vendere sul mercato i titoli che sono stati loro
assegnati. Nella classifica mancano due top manager fra i più noti:
Alessandro Profumo, capo dell'Unicredito
Italiano, e Sergio Marchionne,
amministratore delegato della Fiat. Motivo: non possono riscuotere, anche
volendo, le loro stock option fino al 2011, nel caso di Profumo, e 2008, nel
caso di Marchionne.
Colpisce della graduatoria che su 30
manager, ben 20 lavorano in banche, merchant bank o finanziarie.
Una superiorità schiacciante rispetto ai colleghi di aziende industriali o dei
servizi. Se poi si va ad analizzare in dettaglio, si scopre che di questi 20
sette sono dirigenti della Banca Intesa, l'istituto guidato da Giovanni Bazoli,
cinque fanno riferimento alla galassia Capitalia e un paio all'Unicredito.
Il quarto classificato è il banchiere
d'affari Francesco Saverio Vinci, direttore centrale della
Mediobanca, che ha in portafoglio oltre 15 milioni di euro potenziali.
Al contrario i manager che guidano aziende industriali sono una sparuta
minoranza: Bifulco,
Marco Sala, anch'egli
Lottomatica, Montezemolo,
quattro dirigenti della Campari, tra cui il presidente
Luca Garavoglia,
Michele Preda della Marazzi
(quotata in borsa quest'anno), il vicepresidente della Erg
Domenico D'Arpizio e il suo
omologo alla Pirelli Re
(braccio immobiliare del gruppo
Tronchetti Provera),
Carlo Bianco, penultimo della graduatoria, che ha in portafoglio
1,1 milioni di euro potenziali.
Il valore delle stock option assegnate ai manager
delle imprese risulta indigesto all'ex numero uno della Cisl,
Pierre Carniti, uno dei più
ferventi sostenitori della necessità di ridimensionare il fenomeno. «Grazie alle
stock option» ha detto «questi 30
manager hanno guadagnato ciascuno come 380 lavoratori in un anno.
L'amministratore delegato della Lottomatica ha avuto un bonus pari allo
stipendio annuo di 1.870 lavoratori» polemizza Carniti.
Anche il segretario generale del Fabi, sindacato dei bancari,
Cristina Attuati, è critico:
«Le faraoniche retribuzioni dei supermanager» commenta «pur nella loro
legittimità, rappresentano un insulto alla collettività quando, come nelle
recenti fusioni, questi signori tentano di pensionare obbligatoriamente i
lavoratori».
Il
tourbillon di aggregazioni e fusioni ha partorito a tutt'oggi circa 10 mila
lavoratori in esubero. E altri lavoratori potrebbero essere
spediti al Fondo esuberi (una sorta di cassa integrazione del sistema bancario)
o andare in prepensionamento nei prossimi mesi.
C'è, però, da dire che sia
Matteo Arpe (amministratore
delegato della Capitalia ed ex banchiere d'affari della Mediobanca, 9,9 milioni
di euro in stock option) sia Passera, lo scorso giugno, hanno reinvestito in
azioni del proprio istituto le plusvalenze realizzate nei primi sei mesi. Perché
lo hanno fatto?
Indubbiamente perché contano di restare alla guida delle rispettive aziende
bancarie a lungo e poi, probabilmente, perché la nuova legge sulla tassazione
delle stock option (approvata dal governo lo scorso 30 giugno, ma operativa dal
4 luglio) premia con una tassazione più favorevole del 12,5 per cento solo chi
mantiene il possesso delle azioni per almeno cinque anni. E certi manager fanno
programmi a lunga scadenza.
(articolo di Antonio Castro su Panorama)
ESODI & ASSUNZIONI: la situazione in Intesasanpaolo
ASSUNZIONI – SELEZIONI
La
capogruppo ha comunicato che oltre le selezioni dei figli di genitori con
richiesta di esodo o pensionamento sono in corso selezioni di personale
proveniente da ordinarie richieste del mercato.
Complessivamente sono state ammesse alle selezioni 3059 domande.
Entro il
mese di marzo si concluderà l’iter per i figli.
E’ stato
confermato che tutti i figli di ogni dipendente che ha fatto richiesta di uscita
potrà partecipare alla selezione fatti salvi i requisiti richiesti che la banca
ad oggi non intende cambiare.
Qualora
i tempi delle selezioni fossero successivi alla data del 28 febbraio, il c.d.
Premio di Tempestività sarà comunque erogato.
ESODI E
PENSIONAMENTI
A
seguito delle verifiche sui requisiti richiesti, il bacino di riferimento
potenziale per le uscite, al 12 febbraio, è sensibilmente variato da 5200 a 6566
unità, di cui 1140 persone con diritto al pensionamento e 5426 in possesso dei
requisiti per l’accesso al Fondo di Sostegno del Reddito (fondo esuberi).
Le
adesioni all’offerta pubblica alla data del 12 febbraio sono:
92
per l’accesso al pensionamento
1363
per l’accesso al Fondo Esuberi
Mentre
per lo scambio genitore figlio, salvo le variazioni in corso, le richieste erano
oltre 1545.
Tenuto
conto della tipologia di domande pervenute, il numero adesioni all’esodo di
personale del c.d. “settore commerciale” sono alquanto esigue, di conseguenza
anche le assunzioni previste dall’accordo (in rapporto di un’assunzione ogni
due uscite dal settore commerciale), non superano il centinaio di qualche
decina di unità.